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Faceva freddo a Gennaio e Febbraio. I bambini erano tutti scalzi e senza giubbini.

Eravamo solo in due (Arianna e Luca) ma siamo riusciti ad acquistare e distribuire un camion pieno di stivaletti e uno pieno di giubbini per gli oltre 1000 bambini del campo.

Abbiamo dovuto però sacrificare la distribuizione dei pacchi alimentari per le oltre 800 famiglie del campo. I fondi non sono mai sufficienti purtroppo, finanziandoci esclusivamente con donazioni spontanee.
Naturalmente abbiamo consegnato il latte per i piccoli malnutriti e i Voucher per gli orfani. Questi piccoli vivono in situazioni di completa indigenza, sono soli in un campo profughi e i più grandicelli lavorano per pochi euro nei campi di coltivazioni circostanti.

L’istruzione è la sola arma che possiamo offrire loro, oltre che tenerli in vita grazie ai sostegni di tante famiglie generose che provvedono a loro seppur a distanza.

Teniamo molto alla Tenda Arcobaleno, dopo possono vivere qualche ora in serenità e imparare se non altro a leggere, scrivere e contare.

Sono piccole gocce in un mare di dolore e indifferenza.

La missione di Febbraio è stata in realtà a cavallo tra Febbraio e Marzo e abbiamo provveduto a lasciare fondi ai nostri contatti fidati per la prossima distribuzione di cibo e Voucher orfani. Questo perchè siamo partiti in un clima di incertezza a causa della nascente pandemia di Covid 19 e non sappiamo quando potremo tornare.

Il rientro infatti è stato rocambolesco, avendo chiuso i confini tornare in Italia ci è costato un lungo giro di aeroporti. Ma ce l’abbiamo fatta.

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Scrivo dopo tre settimane dal rientro, non so se è un bene o un male.

Le emozioni si sedimentano, cambiano forma ma sono sempre dentro di te.

Chi scrive, Arianna, sono 6 anni che parte e torna e non sa più in che posto mettersi e che direzione dare alla propria vita.

Ma continua a farlo con il sogno o l’utopia di poter cambiare anche solo un destino a questi bambini a cui gli adulti hanno tolto tutto:il futuro e la speranza.

E’ stata una missione impegnativa: abbiamo distribuito i pacchi alimentari e il medico che ci accompagna, Lorenzo, ha dispensato per un giorno intero cure mediche ed è intervenuto sui malnutriti, sia verificandone i miglioramenti, sia distribuendo il latte in polvere. Con lui Pietro, un volontario che ha raccolto fondi per poter aiutare e si è messo a disposizione partendo con noi.

Insieme hanno iniziato anche a creare cartelle cliniche per poter poi lavorare anche nei mesi successivi con un database che consenta anche di fare passaggi di consegne fra i tre medici che ci seguono a turno.

Un lavoro immenso e faticoso, viste le condizioni in cui si lavora.

Un altro piccolo gruppo di lavoro, Luca e Andrea, montano la tenda scuola e l’insegnante (che da anni è anche il nostro interprete) censisce i futuri alunni.

Sarà una piccola scuola senza pretese, sono tanti bambini e disomogenei. Si cercherà di insegnar loro a leggere, scrivere e contare. Sarà una piccola oasi di pace e colori. Gli unici che questi bambini abbiano visto da anni.

Inauguriamo la scuola in uno dei più bei momenti che io abbia mai vissuto: gioia allo stato puro, euforia ma anche ordine e compostezza.

Qualcosa solo per loro, loro che non hanno niente se non ore di duro lavoro nei campi.

Speriamo di avere fondi per mantenere viva e attiva la scuola.

Mentre i bambini hanno la loro prima lezione informale, passiamo a consegnare i Voucher per i sostegni agli orfani. Per ogni consegna Andrea fa una foto che poi manderemo alle famiglie in Italia.

E’ molto emozionante ritrovarli e raccontare poi le loro storie a chi vuole loro bene dall’Italia.

E’ un lavoro lunghissimo, arriviamo a sera e al buio. Alcuni di loro dormono, solo alcuni perché sono tutti felici di vederci, e ci manderanno le foto il giorno dopo.

Abbiamo individuato un piccolo negozio dove abbiamo stipulato un contratto: noi diamo loro i soldi per ogni Voucher e i bambini possono recarsi, accompagnati dai due capi campo, ad acquistare quello che serve loro.

Funziona, ma ci si deve fidare.

Stare al campo ti riempie e ti svuota, la sera sei stanco e frastornato. Non vorresti andare via.

Il giorno dopo ci facciamo le solite quattro ore di macchina per andare a Kilis, ospiti di Majad (The Sons of War) per consegnare i sostegni alle famiglie profughe, famiglie sempre sostenute da altrettante famiglie italiane.

Il giro è sempre pieno di affetto misto a sconforto per le sorti di tutte queste persone, bambini soprattutto.

Ci conforta sapere che, grazie a questi sostegni che li aiutano a mangiare, i bambini non sono costretti a lavorare e molti di loro sono tornati a scuola.

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Ad Agosto è stata una missione molto particolare e “piena”. Una missione con più tempo per soffermarsi a pensare e approfondire.

E’ potuta partire solo Lidia come volontaria interna, accompagnata da un amico.

Sono stati una settimana sul confine, ospiti del nostro contatto Majad (The Sons of War) che ci aiuta con i sostegni alle famiglie.
Avevano delle attività universitarie da svolgere ma hanno anche impiegato gran parte del tempo a consegnare i sostegni alle famiglie, perdendo davvero molto tempo con loro per parlare e farsi raccontare le loro storie.

I due ragazzi sono tornati molto provati ma pieni di umanità ritrovata, le famiglie ci hanno sentito molto vicini e i donatori italiani hanno ricevuto molte notizie sulle vite di queste persona che sono adesso in qualche modo legate a loro.

Sono anche andati al campo ma un solo giorno, per seguire il piccolo Tamer di cui vi avevamo parlato nel resoconto di luglio e consegnare il latte ai casi di bambini denutriti che avevamo individuato sempre nella missione precedente.

 

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Questa missione è stata molto importante perché abbiamo deciso, oltre che portare pacchi alimentari e cure mediche, di censire i bambini.

Al campo ci sono più di mille bambini, di cui più di cento sono orfani di entrambi i genitori o di uno dei due.

Vorremmo iniziare a censire appunto quest’ultimi per poi far partire un progetto di sostegno a distanza.

Ogni famiglia italiana sosterrà un orfano o un nucleo di fratelli orfani.

Atterriamo e il caldo ci soffoca, anche se è sera. Immaginiamo le condizioni del campo e dei bambini costretti a lavorare 10 ore sotto al sole.

Come prima cosa andiamo a controllare che i quasi 500 pacchi alimentari siano pronti. Non lo sono ma lo saranno per la mattina dopo.

Questa volta e come sempre ci accompagna anche un medico, Anna.

Molte medicine ci sono state donate insieme a latte in polvere, altre le andiamo ad acquistare la mattina seguente. Poi passiamo al magazzino e seguiamo verso il campo i due furgoni carichi di pacchi alimentari.

Il medico visita tutto il giorno con temperature insopportabili.

Troviamo neonati malnutriti a cui lasciamo il latte (ne acquistiamo anche molto altro perché quello che abbiamo non basta) e un caso molto grave: un bambino con paralisi cerebrale a seguito di un’infezione che ora viene nutrito con sondino nello stomaco.

Per questo bambini servirà un alimento specifico che decidiamo di portare la missione successiva, intanto tamponiamo con del latte multi vitaminico e proteico.

Ha anche in corso un’infezione e Anna interviene con antibiotico, istruendo poi la madre su come proseguire.

La distribuzione alimentare è sempre un momento di confusione ma ormai abbiamo lista delle famiglie e i due capi campo la gestiscono molto bene.

Contare gli orfani e fare foto affinché siano sostenuti è davvero un “lavoro” faticoso, ma ce la facciamo.

I bimbi sono tanti, la confusione anche.

L’interprete è molto più utile al medico, ovviamente, ma cerca di dividersi tra una cosa e l’altra.

La sera siamo stremati ma contenti, ora abbiamo censito gli orfani e le adozioni potranno partire al nostro rientro in Italia.
La mattina dopo ci spostiamo verso il confine, sono 4 ore di macchina, per raggiungere Kilis e portare i sostegni alle famiglie che altrettante famiglie aiutano dall’Italia.

La notte siamo, come sempre, ospite di Majad dell’associazione The Sons of War che è il nostro amico e collaboratore sul posto. Il suo team ci supporta quando siamo al lavoro e anche dall’Italia provvedendo alle distribuzioni tutte le volte (rare) in cui non possiamo esserci personalmente.

Majad ha anche un piccolo laboratorio in cui donne Siriane confezionano saponi e piccoli oggetti, strappandole da una vita di miseria.

Ne portiamo, come sempre, un po’ in Italia per farne dei gadget.

Il nostro trio: Arianna, Andrea e Anna ha lavorato in maniera affiatata e senza una lamentela. Le giornate sono pesanti e quello che si vede toglie equilibrio, ma con persone che condividono i tuoi stessi ideali la missione è più lieve.

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Siamo partiti con un bel clima caldo e arriviamo in Turchia che fa ancora più caldo.

Si sta bene, i bambini al campo hanno superato un altro inverno.

Il sesto da quando li conosciamo.

Ad Adana, la sera, ci aspetta sempre l’interprete che ci segue in tutte le missioni e che aiuta nella contrattazione con il magazzino alimentare per la preparazione dei pacchi, per la trattativa del prezzo, nel cercare furgoni e autisti per il trasporto.
Non è facile gestire la preparazione della missione dall’Italia. E’ fatta di mail, di messaggi, di telefonate, di video chiamate. Si tratta di dare disposizioni, capirsi ed essere poi veloci quando si arriva.

Ma gli imprevisti sono all’ordine del giorno, per lingua e zona del mondo non certo semplice.

La sicurezza negli spostamenti e l’organizzazione devono essere al primo posto.

Stavolta siamo senza medico, al campo sarà un problema ma non abbiamo trovato chi sostituisse il nostro medico abituale.

Tra imprevisti e colpi di scena riusciamo a portare i quasi 500 pacchi alimentari al campo (che poi sono due campi in uno), la distribuzione si svolge sempre più in maniera ordinata e seguendo una lista di famiglie stilata dai referenti del campo stesso.

Fa caldo, di bambini quando arriviamo ce ne sono meno del solito perché stanno lavorando nei campi coltivati circostanti. Vengono sfruttati per pochi euro a settimana.
Arrivano nel tardo pomeriggio, stanchi ma sorridenti e passiamo del tempo con loro.

E’ sempre quel tempo che ti strazia e ti colma allo stesso tempo, ti rende impotente e vivo.
Ti aiuta a proseguire, a dispetto di ogni difficoltà.

La mattina dopo ci spostiamo sul confine per consegnare i sostegni alle 22 famiglie.

Abbiamo un giorno e mezzo per farlo, sembra tanto ma è pochissimo.

In ogni famiglia ci sediamo, parliamo, cerchiamo di esser loro vicini e non solo di portare l’aiuto economico che le famiglie dall’Italia mandano loro.

Io, Arianna, scrivo tutto perché amo poi dare notizie alle persone che stanno aiutando questi bambini e le loro famiglie (quando le hanno).

Mi piace che ci sia uno scambio continuo. Questo è anche lo scopo del progetto: aiutare ma anche conoscere e conoscersi.

Le situazioni sono sempre al limite del possibile, sulla soglia della disperazione.

Questo da anni.

Mentre noi siamo in Turchia e sul confine con la Siria, in Iraq i nostri collaboratori della Croce Rossa Irachena stanno distribuendo 300 pacchi alimentari al Campo di Barika, lo stesso campo dove eravamo stati a Febbraio per distribuire cibo e cure mediche.

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Più di 400 confezioni di pane sono state distribuite nel corso del mese di febbraio 2016 ai bambini siriani e alle loro famiglie negli insediamenti e campi ad Hureitan, nella provincia di Aleppo, all’interno del territorio siriano.

Le bombe, i combattimenti, gli attacchi non hanno fermato il nostri amici e collaboratori, che sono stati costretti per ragioni di sicurezza a effettuare più consegne in giorni diversi, stipando la macchina all’inverosimile e chiedendo in prestito anche un furgoncino. Ma hanno raggiunto pian piano tanti bimbi e famiglie portando loro qualcosa da mangiare.

E’ una goccia piccola nel mare del loro bisogno, ma per chi ha ricevuto e non aveva nulla questa piccola goccia ha il peso specifico del piombo.

Grazie a chi continua a sostenerci con le donazioni, nell’organizzazione, nella distribuzione a proprio rischio e pericolo dei materiali….grazie perchè senza non sarebbe possibile aiutare nessuno!

 

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Prosegue il nostro progetto di sostegno al campo profughi di Atma, al gruppo di bimbi orfani ma anche, quando possibile, a tutta la comunità.

D’intesa con i nostri partner che ci fanno avere notizie sempre aggiornate sulla situazione dei bimbi e del campo in generale, abbiamo scelto di concentrare i nostri sforzi su un bene preziosissimo, molto difficile da reperire in quel luogo: acqua pulita e potabile, che possibilmente arrivasse ancora fresca.  

Al campo, che attualmente ospita circa 70.000 persone, non esiste acqua corrente, ma viene utilizzato un sistema di cisterne, dove si riforniscono tutte le famiglie: la razione di acqua garantita è di 10 litri al giorno per famiglia per l’intero fabbisogno (bere, far da mangiare, lavarsi se possibile). Non è assolutamente sufficiente perché le famiglie sono molto numerose, e il bisogno di bere è molto elevato, ancor di più per chi è costretto a vivere in tenda. Si pensi che nelle ultime giornate la temperatura in quella zona ha oscillato dai 39 ai 52 gradi. Le tende sono arroventate dal sole, la geografia del luogo (privo di valide ombreggiature) rende ancora più difficile la sopportazione del caldo.

Perciò detto, grazie al contributo dei nostri sostenitori e alla preziosa collaborazione di Bridge of Peace, in particolare di Tamer, responsabile di Bridge of Peace Middle East, Support Syrian Children ha realizzato la distribuzione di 2.400 litri di acqua e ghiaccio , contenuto in 4 autocisterne di acqua, di cui 3 al campo di Atma e 1 al campo più piccolo di Al Walled, che dista da Atma pochi chilometri, e grazie all’impegno di 3 persone per una intera giornata.

Complessivamente è stato possibile servire 120 nuclei familiari. Come sempre abbiamo privilegiato le famiglie composte da madri sole con figli piccoli, con particolare attenzione a coloro che si prendono cura dei sempre più numerosi orfani. In totale abbiamo raggiunto 500 persone di cui circa 400 bambini.

Gli abitanti dei due campi sono stati entusiasti dell’arrivo di acqua pulita, potabile e fresca, e ci hanno chiesto di poterne avere ancora nei prossimi giorni: per loro ora l’acqua e il cibo sono  in questo momento veramente il bene più prezioso.

Tamer, grazie al quale tutto questo non sarebbe stato possibile, ci ha fatto sapere queste sue impressioni:

Non è stato facile, ma vedere i bambini felici ha reso limpresa meno faticosa. Il loro entusiasmo e il loro aiuto sono stati fondamentali: malgrado le difficoltà ambientali i bambini si sono prodigati e hanno fatto di tutto per facilitare il nostro lavoro. Vedere la gioia sui loro volti per della semplice acqua è una ricompensa che non ha prezzo e ripaga ampiamente il nostro impegno.

Sono bambini meravigliosi, la loro voglia di vivere e il loro sforzo allegro di superare le grandissime difficoltà non finiranno mai di stupirci, anzi ci insegnano sempre qualcosa in più: finché loro ci saranno la nostra speranza e il nostro impegno per loro non potranno mai venire meno.

Visto tutto questo adesso finalmente realizzato, non possiamo non rivolgerci a chi ci sostiene con sempre maggior riconoscimento: non ci stanchiamo di ringraziare chi continua a contribuire economicamente ai nostri progetti, in particolare a questo.

Vorremmo infine riuscire a ripetere la distribuzione di acqua potabile, visto il successo di questa operazione.

Grazie, grazie di cuore!

Vi lasciamo una carrellata di foto, a testimonianza di quanto vi abbiamo raccontato:  che vi entusiasmino e vi commuovono come hanno entusiasmato e commosso profondamente noi!

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