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In questi mesi siamo riusciti a partire con cadenza mensile regolare.

Ad Ottobre siamo stati un gruppo molto coeso: 2 medici, un fotografo ed Elisabetta di Comitato Mahmud, responsabile della piccola Tenda Arcobaleno che segue i progetti di ricreazione per i bambini e supporta i due insegnanti che abbiamo al campo.

Il tempo è stato clemente, l’organizzazione capillare ci ha permesso di far si che si visitassero e censissero i bambini, i piccoli malnutriti ed infine gli adulti che ne avevano necessità.

I malnutriti crescono abbastanza bene, grazie a cure e soprattutto latte in polvere.

Abbiamo distribuito i Voucher agli orfani sostenuti a distanza, distribuito i pacchi alimentari e impostato i prossimi mesi di attività per i piccoli frequentatori della Tenda Arcobaleno.

Nel mese di Novembre e Dicembre siamo potuti partire solo in due: Arianna e Luca. Abbiamo distribuito i Voucher agli orfani che sono sempre il nostro primo pensiero. Il latte ai malnutriti, proseguendo con le misurazioni con le istruzioni che i medici ci hanno dato dall’Italia.

Abbiamo distribuito coperte e legna per tutto il campo coprendo il fabbisogno dell’inverno.

A Kilis invece siamo riusciti a consegnare i sostegni alle famiglie e il carbone per i due mesi più freddi.

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La situazione 

La Turchia ospita il maggior numero di rifugiati siriani che sono fuggiti dal loro paese dall’inizio del conflitto.  Concordando con UNHCR, 3.654.173 milioni (di rifugiati) sono registrati dal governo turco, mentre un numero incalcolabile di persone vive in campi profughi spontanei diffusi nel paese. La regione di Adana ospita uno di questi campi nell’area di Tuzla, dove SSCH è operativa dal 2013. In quell’area circa 500 famiglie vivono con più di mille bambini che soffrono per malnutrizione e infezioni dovute all’acqua sporca. Le condizioni igieniche sono terribili e questo rende più facile per i virus, i batteri e altre forme di malattie diffondersi nel campo.

Le persone che vivono in quell’area lavorano nei campi agricoli dalle 7 del mattino fino alle 5 del pomeriggio per poco più di 2 euro al giorno, non sufficienti per mangiare tutti i giorni e con i quali acquistano gli stessi prodotti che coltivano. Il lavoro dei bambini è la normalità da quando è l’unica forma di approvvigionamento di cibo che possono avere, e per questa ragione non possono inserirsi nel sistema educativo. Inoltre il campo è situato lontano dalla città (più di un’ora di auto), il che significa che non possono avere accesso a nessun servizio o assistenza di base.

Dal 2013 SSCH fornisce pacchi di cibo, latte in polvere quando necessario, coperte e vestiti pesanti per l’inverno e assistenza medica. La situazione sta peggiorando, specialmente per quanto riguarda l’educazione e la malnutrizione.

Ma volevamo fare qualcosa di cuore, una piccola oasi di colore… qualcosa che curi l’anima…

Obiettivi e durata 

L’obiettivo dell’associazione è quello di provvedere a quei servizi educativi ai quali i bambini non possono avere accesso organizzando una Tenda Scuola nel campo profughi. Dal momento che la maggior parte di essi è completamente analfabeta, le lezioni copriranno tutti gli aspetti dell’educazione di base, insegnando loro come scrivere, fare di conto e leggere. Oltre a questo, SSCH vorrebbe mantenere la lotta contro la malnutrizione. Abbiamo registrato 4 casi specifici e molto gravi a rischio di morte: 3 neonati e una bambina di tre anni. Uno dei neonati è paralizzato e nutrito artificialmente. Inoltre, l’associazione vorrebbe prendersi cura dei circa 100 orfani registrati, che sono i più vulnerabili. L’area dove è situato il campo non è una zona sicura: quando i bambini vanno a lavorare nei campi agricoli, affrontano la violenza e talvolta il rapimento; i più a rischio sono questi orfani perché non sono protetti dagli adulti. SSCH vuole fornire cibo sufficiente così che loro non siano obbligati a lavorare in quei campi. Quegli orfani sono 110 e sono stati suddivisi in 26 nuclei, rispettando il fatto che sono fratelli. Nel settembre 2019 abbiamo iniziato con loro un “sostegno a distanza” coinvolgendo famiglie italiane che li sostengono mensilmente fornendo cibo di base. Questo ammonta a 40 o 50 euro per gruppo di fratelli orfani. Questo tipo di aiuto non è sufficiente. Abbiamo calcolato che per essere di supporto in maniera efficace, andrebbe spesa una cifra di 110 euro per ogni gruppo di bambini, dal momento che la maggior parte di loro soffrono di malnutrizione e di problemi patologici. Il progetto è pensato per i prossimi due anni con resoconti periodici rispetto alla situazione.

 

Monitoraggio 

I nostri volontari viaggiano in Turchia tutti i mesi. Il monitoraggio viene fatto attraverso relazioni scritte e fotografie in collaborazione con i coordinatori locali del campo e l’insegnante della scuola.

 

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Nel caldo Maggio 2017, abbiamo potuto portare aiuti umanitari in Giordania nei campi profughi di Al Mafraq, nella periferia di Amman e infine a Zaatari. Sono state contate in totale 191 famiglie che versano in condizione di povertà e disagio.

Questa volta con noi sono venuti il dottor Andolina che da anni fa il volontario in aree di guerra, Luigi Lapi il quale diventerà una delle parti centrali per la costruzione di una casa per mamme in difficoltà ed orfani; sono venute anche Francesca Ghirardelli, giornalista e scrittrice, e Johanna Hauksdottir. Arianna Martini, che da diversi anni percorre quelle strade per portare aiuti ai bambini più bisognosi, ha coordinato la missione. Abbiamo consegnato acqua e pacchi alimentari a tutte le famiglie che abbiamo incontrato. Ogni pacco conteneva legumi, riso, olio, sale, zucchero, frutta secca e bottiglie di acqua potabile. Infine ad Al Mafraq abbiamo consegnato materiale di cancelleria per una scuola in cui i bambini siriani hanno la possibilità di ritrovare, oltre all’istruzione, una forma di normalità.

Sebbene queste persone siano provate dalla fame, dalla sete e dalle malattie (oltre che dalle sofferenze psicologiche causate dalla loro condizione), come sempre sono stati accoglienti e gentili nei nostri confronti. Non solo hanno diviso con noi quel poco cibo che avevano, ma abbiamo condiviso sorrisi, emozioni, pianti e abbracci.

Una volta tornati, è davvero doloroso pensare a quelle persone. Non ci si può spiegare come sia possibile che  a pochi chilometri da noi ci siano centinaia di bambini che soffrono, traumatizzati affamati e talvolta completamente soli. Nonostante questo però non ci faremo prendere dallo sconforto. Continueremo invece a lottare per far sì che anche questi bambini, queste persone abbiano una vita dignitosa. Oltre la preziosa scuola di Mafraq, cercheremo di realizzare una casa che ospiti orfani e mamme in difficoltà.

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Quanto è bella la normalità!

Svegliarsi la mattina, abbracciare mamma e papà, essere rimproverati perché si è in ritardo e andare a scuola.

Ecco andare a scuola.

Quei fortunati che ancora possono abbracciare la loro mamma e il loro papà hanno dovuto rinunciare ad essa per diversi anni: quale genitore manderebbe il figlio in una scuola semi-crollata e dal soffitto bucato?

Quale genitore avrebbe il coraggio di salutare al cancello il proprio figlio senza sapere se tornerà a casa?

La risposta è facile: nessuno.

I bambini di questo campo profughi in Giordania sono stati costretti ad interrompere i loro studi i primi anni delle scuole elementari; qualcuno di loro non ricorda più come si scrive il loro nome. I più piccoli non hanno mai impugnato una penna.

In questo campo durante la nostra missione di agosto 2016 abbiamo incontrato una forte volontà nel voler riportare un po’ di normalità nelle loro vite, ma mancava il materiale per tutti i bambini.

Abbiamo quindi deciso di collaborare alla creazione di uno spazio di formazione ed educazione portando quaderni, pennarelli, matite e tanti colori, come testimoniano le foto della distribuzione.

Concedere loro un Diritto sancito dalle più grandi Dichiarazioni Internazionali significa sì dare una forte forma di emancipazione, ma soprattutto concedere un po’ di normalità e conforto, segno che non tutti si son dimenticati di loro.

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