Tornare al campo significa mantenere una promessa.
Siamo tornati al campo in giorni segnati da un caldo difficile persino da immaginare. Ma, passo dopo passo, abbiamo portato avanti ciò che avevamo promesso.
Abbiamo consegnato i sostegni a distanza, nucleo per nucleo, direttamente nelle mani delle famiglie. Abbiamo distribuito i pacchi alimentari e incontrato, una per una, le persone che seguiamo, per conoscere le loro condizioni e capire che cosa sia cambiato dall’ultima visita.
Alcune famiglie sono rientrate in Siria, come era già accaduto nei mesi scorsi. Molte altre continuano invece a vivere nel campo, affrontando una quotidianità che rimane estremamente difficile.
Cinque giorni di visite e cure mediche
Con noi c’era il dottor Andolina, che per cinque giorni ha visitato e curato bambini, adulti e anziani, distribuendo i farmaci e indicando le terapie necessarie.
Portare assistenza sanitaria direttamente all’interno di un campo è una delle attività più preziose, ma anche più impegnative, che realizziamo. Significa raggiungere persone che, molto spesso, non avrebbero altro modo di ricevere una visita medica o le medicine di cui hanno bisogno.
Dietro ogni contributo ricevuto può esserci proprio questo: una cura che altrimenti non arriverebbe.
La tenda scuola e i bambini che rischiano di sentirsi dimenticati.
Durante la missione siamo tornati anche nella tenda scuola. L’attività continua, nonostante le difficoltà, ma i bambini che riescono a frequentarla sono ancora pochi rispetto a tutti quelli che vivono nel campo.
Quei bambini vengono seguiti uno per uno, accompagnati nell’apprendimento e accolti in un luogo in cui possono sentirsi protetti. Per un bambino nato o cresciuto in un campo, imparare a leggere e a scrivere rappresenta un primo contatto concreto con il mondo esterno.
Quando sono piccoli, l’infanzia riesce ancora in parte a proteggerli. Crescendo, però, iniziano a rendersi conto che fuori dal campo il mondo continua ad andare avanti senza di loro. Ed è allora che cominciano a sentirsi dimenticati.
Dopo tanti anni, trascorsi a vederli crescere in questa condizione, è forse questo l’aspetto che fa più male.
Un’opportunità concreta per i ragazzi più grandi.
Proprio ai ragazzi più grandi abbiamo dedicato una parte importante della missione. Ci siamo seduti accanto a loro e alle loro famiglie, ascoltandoli a lungo, uno alla volta.
Stiamo costruendo per loro un percorso che prevede una prima fase di formazione direttamente al campo: lo studio della lingua italiana e l’apprendimento di un mestiere, con insegnanti e tecnici che li raggiungeranno sul posto.
Se tutte le condizioni necessarie verranno soddisfatte, al termine della formazione potrà attenderli un lavoro regolare in Italia.
Durante questa missione il progetto ha compiuto un passo avanti importante. I ragazzi hanno compreso fino in fondo il valore dell’opportunità e si sono detti pronti a studiare, impegnarsi e affrontare gli esami necessari.
Nei loro occhi abbiamo visto riaccendersi qualcosa che nel campo è difficile conservare: la possibilità di immaginare un futuro.
Adesso comincia la parte più difficile
Il percorso non è ancora concluso e non vogliamo raccontarlo come se lo fosse.
Ora inizia la fase più complessa: ottenere per ciascun ragazzo i documenti necessari per poter partire. Per questo abbiamo dedicato un’intera giornata agli incontri con UNHCR, il Consolato e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
Sono state individuate due possibili strade, che al momento sembrano percorribili. Parallelamente, nei prossimi mesi organizzeremo nel campo le sessioni di formazione previste.
Non possiamo ancora promettere che tutto andrà come speriamo. Possiamo però assicurare che continueremo a provarci con tutte le nostre forze.



