Questa missione è stata interamente dedicata al Campo in Turchia.
Una missione intensa, faticosa, segnata da una pioggia battente che non ci ha mai abbandonati per tutta la durata del viaggio. Le condizioni meteo hanno reso ogni attività più complessa, per noi e soprattutto per le famiglie presenti: molte visite e distribuzioni sono avvenute sotto la pioggia o all’interno delle tende, in spazi stretti e precari. Non è stato semplice, ma siamo riusciti a portare a termine tutto ciò che avevamo programmato.
Il dottor Andolina ha visitato moltissime persone ogni giorno. Le principali problematiche riscontrate sono state legate al freddo e all’umidità: infezioni respiratorie, stati influenzali, condizioni aggravate da mesi di vita in tende bagnate. Siamo intervenuti con i farmaci necessari e, fortunatamente, non è stato necessario ospedalizzare nessuno, pur in presenza di alcune situazioni delicate.
È proseguito anche il lavoro di screening sulla malnutrizione infantile, che portiamo avanti da tempo. Il medico ha valutato ogni bambino e ha definito con precisione quantità e tipologia di latte da distribuire, in base all’età e allo stato nutrizionale. Questo intervento sta dando risultati importanti: i casi di malnutrizione diminuiscono progressivamente. Purtroppo, si sono aggiunti alcuni neonati alla lista dei bambini da seguire, ma l’intervento precoce ci permette di agire subito.
Abbiamo distribuito i pacchi alimentari a tutto il Campo e incontrato le famiglie una ad una. Molte ci hanno raccontato di essere ancora lì perché non hanno alternative concrete: mancano i mezzi per rientrare in Siria e, soprattutto, c’è molta paura. Alcuni nuclei hanno lasciato il Campo, come già comunicato in precedenza, ma la maggior parte delle famiglie e dei bambini che seguiamo è ancora presente.
Abbiamo consegnato i sostegni a distanza e siamo stati anche a scuola, insieme all’insegnante e agli studenti. La scuola esiste, funziona, ma con grandi difficoltà. I bambini che frequentano sono meno di quelli che potrebbe accogliere. Molti sono costretti a lavorare per aiutare le famiglie, altre volte semplicemente non ce la fanno a frequentare con continuità. A scuola vanno soprattutto bambine e ragazze. È un progetto fragile, inserito in una comunità altrettanto fragile, concentrata sulla sopravvivenza quotidiana più che su una visione di futuro. Nonostante questo, anche un solo bambino a scuola per noi ha valore, e continueremo a sostenerla con realismo e responsabilità.
Come sempre, abbiamo visitato tutti i casi più fragili che seguiamo capillarmente: famiglie, bambini, storie che conosciamo bene. Abbiamo ritrovato anche Ahmed, il papà che realizza i braccialetti, segno di una relazione che nel tempo diventa continuità.
È stata una missione molto faticosa, ma davvero proficua. Nonostante la pioggia e le condizioni difficili, tutto si è svolto in modo ordinato, intenso, senza fermarsi mai dalla mattina alla sera.



