E’ stata una missione lunga, faticosa e densissima, nel sud del Madagascar. Siamo partiti il 29 dicembre, abbiamo viaggiato di notte, attraversato la capitale e poi affrontato tre giorni di strada durissima verso sud. Il 31 dicembre lo abbiamo passato in un piccolo villaggio lungo la via: un Capodanno essenziale, lontano da tutto, come spesso accade quando si è in missione.
Una volta arrivati, le attività si sono subito concentrate su due grandi ambiti, a cui si sono affiancati molti interventi mirati, nati dall’osservazione diretta dei bisogni. La prima parte del lavoro è stata medico-sanitaria e legata alla malnutrizione. Il medico locale, con cui lavoriamo stabilmente, ha visitato per tutta la durata della missione le persone dei quattro villaggi: per due o tre giorni in ciascun villaggio, seduto sotto un albero, insieme a un’assistente, ha accolto chiunque avesse bisogno. È stato un lavoro durissimo. Più di venti persone, bambini e adulti, sono state ospedalizzate; alcune sono già rientrate, altre sono ancora in cura.
Come sempre, il nostro team locale continuerà a seguirle anche ora che siamo tornati. Accanto alle visite mediche, abbiamo ripetuto lo screening nutrizionale per i bambini da 0 a 5 anni, che viene effettuato ogni tre mesi anche quando noi non siamo presenti. Abbiamo distribuito latte terapeutico e alimenti proteici specifici, seguendo i protocolli internazionali. Abbiamo trovato bambini in condizioni migliori rispetto al passato, ed è una notizia importante. Allo stesso tempo, abbiamo riscontrato difficoltà nella gestione degli alimenti: alcune famiglie, pur avendo ricevuto indicazioni precise, tendevano a dividere il cibo terapeutico tra tutti i figli. Per questo abbiamo rafforzato il lavoro di formazione con le madri, spiegando ancora una volta quanto sia fondamentale che quei prodotti vengano destinati esclusivamente ai bambini malnutriti.
In uno dei villaggi abbiamo incontrato un bambino cieco di cinque anni, già individuato nella missione precedente ma di cui non avevamo colto fino in fondo la gravità della situazione. Viveva in condizioni di abbandono, anche a causa dello stigma che colpisce le famiglie con figli disabili. Con il consenso dei familiari, lo abbiamo accompagnato in una scuola speciale: oggi è seguito, curato, nutrito. È una storia dura, ed è molto difficile per me parlare di questi casi, ma so anche che è necessario. Questi bambini meritano una possibilità e noi siamo lì per questo, perché possano provare a vivere una vita migliore, per quanto possibile.
La seconda grande area di intervento ha riguardato l’accesso al cibo e all’acqua. Abbiamo distribuito, come sempre, grandi quantità di riso nei quattro villaggi. La cisterna dell’acqua, che passa settimanalmente da quasi tre anni, ha continuato il suo servizio anche durante la nostra presenza. Abbiamo inoltre completato importanti lavori sui canali e i bacini idrici, ampliando i primi e allargando i secondi già esistenti. In uno dei quattro villaggi ne abbiamo scavati due nuovi. Tutto il lavoro è stato coordinato a distanza da Giulio, il tecnico che ci segue da tempo e realizzato da un’azienda locale, con manodopera dei villaggi stessi. Questo significa non solo infrastrutture migliori, ma anche reddito per le famiglie coinvolte. Una breve ma intensa pioggia durante la missione ci ha permesso di vedere con i nostri occhi l’efficacia di questi interventi: l’acqua si è raccolta nei bacini, i bambini la utilizzavano subito per bere e lavarsi. Poca acqua, ma preziosa.
Nel villaggio dove si trova la scuola che abbiamo ristrutturato, abbiamo consegnato i kit scuola: zaini, quaderni, penne, colori. È stato uno dei momenti più belli della missione, e le immagini raccontano meglio di qualsiasi parola la gioia dei bambini. In quella stessa scuola abbiamo anche sistemato la grondaia e collegato il tetto a una grande vasca di raccolta dell’acqua, completamente ripristinata. Ogni pioggia, ora, diventa una risorsa. Tutto questo lavoro ha una direzione chiara: non solo rispondere all’emergenza, ma creare le condizioni perché queste comunità possano, nel tempo, ripartire. Acqua, salute, nutrizione, scuola. Il passo successivo sarà provare a riattivare forme di agricoltura e allevamento. Stiamo già lavorando per rendere possibile questo progetto di sviluppo.
È stata una missione faticosa, intensa, necessaria.



