Missione in Madagascar: da tre ambulatori a una rete di cura che resta
Siamo rientrati dal Madagascar con un risultato che ha superato gli obiettivi iniziali della missione.
Eravamo partiti per completare tre ambulatori nei villaggi del profondo Sud, realizzati grazie alla campagna di crowdfunding su Ginger. Durante lo sviluppo del progetto, un donatore privato ha scelto di finanziare altre due strutture: un quarto ambulatorio nell’ultimo dei quattro villaggi che sosteniamo e un quinto all’interno della scuola speciale di Toliara, frequentata da bambini ciechi e con disabilità.
Da tre ambulatori siamo così arrivati a cinque.
Le strutture sono state costruite dagli uomini dei villaggi, regolarmente retribuiti per il loro lavoro. Successivamente, le pareti e gli arredi sono stati dipinti e decorati insieme ai bambini. Un modo per rendere ogni ambulatorio parte della comunità fin dalla sua nascita: non edifici semplicemente consegnati dall’esterno, ma luoghi costruiti e vissuti dalle persone che li utilizzeranno.
Il risultato più importante, però, non sono gli edifici, ma ciò che da oggi potrà accadere al loro interno.
Fino a questa missione, nei villaggi l’assistenza sanitaria arrivava soprattutto durante la nostra presenza: alcuni giorni di visite, seguiti da lunghi mesi senza un presidio medico regolare. Ora il dottor Jerrick, il medico malgascio che collabora con SSCh, visiterà periodicamente la popolazione seguendo un calendario stabilito per ciascun ambulatorio. Almeno una volta alla settimana sarà inoltre presente nella scuola speciale.
Fino a ieri portavamo la cura. Da oggi, la cura resta.
Visite, farmaci e prevenzione della malnutrizione
Durante tutta la missione il dottor Jerrick ha visitato adulti e bambini dalla mattina alla sera, spesso lavorando con mezzi essenziali: una sedia, un tappeto o semplicemente l’ombra di un albero.
Le visite sono state gratuite e i farmaci sono stati consegnati alle persone che ne avevano bisogno. È proseguito anche lo screening della malnutrizione nei bambini da zero a tre anni, accompagnato dalla distribuzione di latte e alimenti nutrizionali rinforzati.
Alle famiglie dei quattro villaggi è stato distribuito il riso, mentre è continuato il passaggio settimanale della cisterna d’acqua: un intervento indispensabile che non si interrompe quando la missione termina, ma prosegue durante tutto l’anno.
Un intervento che ha salvato una vita
Durante la missione, una donna con un grave accumulo di liquido nei polmoni è stata trasferita d’urgenza in ospedale. I medici ci hanno riferito che anche un solo ulteriore ritardo avrebbe potuto esserle fatale.
La donna è sopravvissuta ed è tornata a casa.
Questo episodio restituisce il senso più profondo della costruzione degli ambulatori nei villaggi: avvicinare l’assistenza sanitaria alle persone e permettere di riconoscere una situazione grave prima che sia troppo tardi.
Il sostegno alla scuola speciale
Alla scuola speciale di Toliara abbiamo consegnato anche 26 materassi nuovi, sostituendo quelli ormai deteriorati. La situazione rimane complessa e alcuni dei bambini più piccoli devono ancora condividere lo stesso letto, ma questo intervento ha permesso di migliorare concretamente le loro condizioni quotidiane.
Abbiamo trascorso molto tempo con i bambini e abbiamo ritrovato Tuvnai, il bambino cieco che SSCh segue da tempo. Oggi Tuvnai ha una casa, frequenta una scuola adatta alle sue necessità e, grazie al nuovo ambulatorio, potrà contare sulla visita settimanale di un medico.
Lettere tra due mondi lontani
In una delle scuole che avevamo ristrutturato durante una precedente missione, i bambini si sono riuniti per leggere le lettere inviate dagli alunni di una scuola di Roncola, in provincia di Bergamo, e per scrivere le proprie risposte.
Un incontro costruito attraverso parole e disegni: migliaia di chilometri di distanza e due infanzie che hanno trovato il modo di conoscersi e parlarsi.
La missione continua
La costruzione dei cinque ambulatori rappresenta un traguardo importante, ma anche l’inizio di un impegno più grande. Ogni struttura dovrà continuare a garantire visite, farmaci e, quando necessario, il trasferimento e il ricovero dei pazienti.
Un ambulatorio non è soltanto un edificio. È una promessa da mantenere ogni giorno: fare in modo che la cura possa arrivare prima che una malattia diventi un’emergenza.



